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ALLARGARE GLI SPAZI ILLUDENTO I SENSI

Il progetto preso in considerazione prevede la riorganizzazione e l’allestimento di un appartamento monolocale, ricavato dalla ristrutturazione dello stabilimento delle vecchie fabbriche CEAT a Torino.

Dal punto di vista progettuale si è partiti con l’idea di trasformare quell’ambiente un tempo grigio, freddo e così industriale, in qualcosa di naturale e armonico, che fosse confortevole nell’abitare ma anche piacevole alla vista.

L’idea principale dalla quale si è partiti, visto lo spazio ristretto, è stata la volontà di trovare un modo per illudere ed ingannare l’occhio, in maniera tale da confondere la spazialità reale con quella percepita, facendo sembrare il locale in questione più ampio e luminoso.

A tal fine si è pensato non solo di utilizzare mobili sospesi o che si reggessero su lastre di plexiglass trasparenti, ma anche di andare a lavorare su tutta la fodera dell’ambiente, creando sugli spigoli delle pareti dei profili rientranti, i quali dessero l’illusione che i muri siano elementi separati e sottili e non componenti portanti della struttura.

Sono state applicate, inoltre, alla base e all’apice dell’intera parete dell’ingresso,  due  strisce di acciaio specchiato,  separate da un sottile pannello di cartongesso nel mezzo, in modo da far sembrare tale elemento  solamente un divisorio tra due differenti appartamenti, raddoppiando, così, lo spazio avvertito.

La suggestione ricercata, però, non è stata data solamente dagli spazi, bensì anche dai materiali, come gli specchi, i vetri satinati ed il wengè, i quali sono stati scelti per semplicità ed eleganza, così da creare contrasti e trasparenze.

Si era pensato, inizialmente, di intervallare, nella progettazione formale, linee curve e sinuose a linee dritte e squadrate, ma, andando avanti nell’esecuzione questa idea si è gradatamente modificata, fino a che, proprio queste ultime forme che solo parzialmente erano state considerate, non sono diventate la caratterizzante del lavoro.

Con tale scelta è stato così creato un ambiente più tipicamente maschile, essenziale e lineare.

Si  è preferito, inoltre, aggiungere una particolare tonalità di blu (il blu di Prussia) per creare un contrasto aggiuntivo che esprimesse in maniera ancora più forte e completa la personalità dell’interno.

Dal punto di vista strutturale  non sono state effettuate grosse modifiche: lo spazio del bagno è stato ampliato, al fine di creare un’area utile come lavanderia, ed è stato anche abbattuto il muro che divideva la camera da letto dal resto dell’appartamento, il quale è stato sostituito con una parete completamente in vetro che desse una luminosità migliore, ma dotata comunque di una veneziana che potesse essere utilizzata nel momento in cui si desideri una maggiore privacy.

Questi ultimi due ambienti, inoltre, sono collegati da una doccia in vetro satinato con un piatto in wengè, la quale permette di accedere al bagno senza dover attraversare il corridoio.

La cucina, invece, è stata progettata pensando all’esploso assonometrico di un cubo, così da diventare l’elemento più caratterizzante e particolare dell’intero lavoro. Essa è rialzata rispetto al resto dell’appartamento e possiede  due tavolini: uno fisso ed uno estraibile e ruotabile, da utilizzare quando sono presenti altre persone.

A ciascun balcone, infine, è stata attribuita una propria funzione, infatti, in quello meno ampio, collegato al salotto, è stato realizzato un piccolo orto verticale, ottenuto dividendo la parete in una serie di quadrati da circa cm 40 l’uno e riempiti con delle piante aromatiche e alcune mensole, mentre il secondo è stato dedicato soprattutto al relax: le doghe di wengè del pavimento si rialzano e prendono la forma ergonomica di una sedia-sdraio, su cui ci si può rilassare anche in due, coperti da un’elegante tettoia e poi continuano, sul lato opposto per creare un’ampia fioriera.

Il wengè, in conclusione, è utilizzato per ricoprire tutto l’appartamento (compresi i balconi ed il bagno) e ripreso in molti mobili come elemento di coerenza e di continuazione degli spazi, soprattutto tra interno ed esterno, aiutato anche dai numerosi elementi in vetro, usati per consentire una maggiore luminosità e creare trasparenze capaci di illudere sui materiali e sul vero volume dell’ambiente.

Illusione, dunque, è la parola chiave di questo progetto, illusione al fine di ampliare, di rendere più confortevole una superficie altrimenti stretta e lunga come un tunnel, che invece risulta ampliata e ricca di contrasti di forme e materiali, assolutamente non monotona e piena di personalità ma, allo stesso tempo coerente nella forma e funzionale negli spazi.

Photo 9 Jan letto vintage
doc mobili

letto vintage

doc mobili

Photo 9 Jan cabina armadio fusion lab
doc mobili

cabina armadio fusion lab

doc mobili

Photo 9 Jan cucina bulthaup b1

cucina bulthaup b1

Photo 9 Jan urano bed 
Leonardo Dainelli
by falegnameria 1946

urano bed 

Leonardo Dainelli

by falegnameria 1946

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Photo 18 Dec
Video 18 Dec
Photo 18 Dec
Video 18 Dec

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